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Sfiducia alla Ruffini: Rocco Bordin ricompatta il gruppo PdL

A rincarare la dose Matteo Cavatton, “maestro di cerimonie” del Pdl, che ha messo due volte sotto scacco Ruffini. «Lei potrebbe entrare nel Guinness per quanto riguarda le norme non rispettate e le sedute invalidamente costituite». In particolare, «le sedute cominciano sempre dopo i 15 minuti previsti: in questo modo qualsiasi decisione presa potrebbe venire impugnata e fatta annullare ». La mozione di sfiducia non arriverà in aula, nonostante le 8 firme necessarie siano già pronte. Aspetterà nelle stanze dell’ufficio di minoranza le firme di Lega, civica e magari anche del professor Terranova (Udc). Ma serviranno 27 voti in aula. Missione quasi impossibile, numeri alla mano. Ma la mossa politica del Pdl punta a far emergere «mal di pancia» nel centrosinistra, dove c’è chi fa il tifo per un ritorno al futuro: Milvia Boselli. Un’ipotesi che potrebbe non essere sgradita a Bordin & C, anche se ufficialmente nel testo della mozione chiedono che la presidenza passi ad un loro rappresentante. Cavatton rivendica una questione di stile: «Noi del Pdl non partecipiamo mai a quel clima da guerriglia del Nicaragua che spesso c’è in aula». Con riferimento non solo al Pd, ma anche ai siparietti di Mariella Mazzetto, capogruppo del Carroccio. La presidente Ruffini si dimostra «molto, ma molto serena ». E dichiara: «Le contestazioni che mi fa il Pdl non sono vere: sono sempre stata super partes e tutte le mie decisioni sono state prese insieme all’ufficio di presidenza. Solo una volta, a causa di una cerimonia, abbiamo sforato i 15 minuti». (Enrico Albertini)