«L’Esu a Padova ha 261 dipendenti, 175 a tempo indeterminato, mentre i restanti 86 hanno contratti di tre anni. E abbiamo 16 residenze che danno ospitalità a 1.700 studenti, 12 mense di proprietà e convenzionate che sfamano buona parte dei 65 mila iscritti all’Università. Grandi numeri gestiti anche con un’ottima efficienza», Eppure si era parlato, a livello regionale, di Esu a rischio. «Non per Padova: la situazione degli enti di Venezia e Verona, che servono Atenei più piccoli, effettivamente è diversa» spiega Bordin. Arriva poi il duro attacco alla manovra. «Invece di tagliare gli enti locali, il governo metta in atto una sforbiciata a livello nazionale. E’da anni che aspettiamo che Calderoli metta in atto le sue parole, riducendo della metà il numero dei parlamentari e il loro stipendio. I cittadini sono stanchi e anche noi amministratori locali: siamo costantemente tartassati mentre chi prende queste decisioni non riesce mai una volta a dare il buon esempio ». Un problema che riguarda l’intero mondo di enti locali per Bordin. «Penso all’abbattimento dei consigli di quartiere, ai tagli a Regioni, Province e Comuni: sarebbe questo il federalismo tanto decantato dalla Lega? Faccio il consigliere comunale di opposizione, ho fatto l’assessore in giunta e ora ho la responsabilità dell’Esu: mi accorgo quotidianamente di quanti sacrifici a livello economico dobbiamo fare. Il tutto mentre a Roma non si riesce a risparmiare un euro: se si chiedono sacrifici bisogna essere conseguenti e prendersi le proprie responsabilità, cominciando dall’alto, non dal basso».